Perché la disoccupazione giovanile in Spagna resta così ostinatamente alta
Da decenni la disoccupazione degli under 25 in Spagna guida le classifiche europee, nelle fasi espansive come nelle crisi. Le cause sono strutturali.
Qualunque sia il mese, un dato del mercato del lavoro europeo cambia appena: il tasso di disoccupazione giovanile della Spagna si colloca in cima o quasi alla classifica dell’UE, di solito ben oltre il doppio del tasso dell’intera forza lavoro. Era così negli anni della crisi, quando superava il cinquanta per cento, e resta così nelle riprese. Un numero che sopravvive a ogni ciclo non è congiunturale: dice qualcosa su come è costruito il mercato del lavoro.
Che cosa misura davvero il dato
Prima di tutto, la trappola della definizione. Il tasso di disoccupazione giovanile è la quota di disoccupati tra i 15–24enni che fanno parte della forza lavoro, cioè lavorano o cercano attivamente un impiego. La maggior parte delle persone di quell’età frequenta la scuola o l’università e non rientra in nessuno dei due gruppi; il denominatore è quindi piccolo e il tasso appare impressionante. La misura alternativa, il rapporto di disoccupazione giovanile — giovani disoccupati sul totale dei giovani — è molto più basso ovunque. La Spagna va male con entrambe le misure, dunque il problema è reale, ma confrontare tassi di paesi con quote di studenti diverse amplifica i divari. È bene ricordarlo davanti a ogni classifica, compresa quella di questo sito.
Il meccanismo dei contratti a due livelli
La causa più profonda è la storica dualità del mercato del lavoro spagnolo. Per decenni, chi era già inserito ha avuto contratti a tempo indeterminato con forti tutele, mentre i nuovi arrivati — cioè i giovani — passavano da un breve contratto a termine all’altro. Le imprese assumevano a termine, lasciavano scadere il contratto e poi riassumevano; a ogni recessione, quasi tutto l’aggiustamento ricadeva sui giovani lavoratori. La riforma del lavoro del 2021 ha limitato nettamente i contratti temporanei e spostato le assunzioni verso forme permanenti; da allora, la quota di lavoro temporaneo tra i giovani è diminuita in misura considerevole. Anche il tasso è migliorato, ma il meccanismo è rimasto in funzione per quarant’anni e la sua eredità in termini di competenze e anzianità lavorativa svanisce lentamente.
Stagionalità, settori e istruzione
Si aggiungono altri tre fattori. L’economia spagnola dipende molto da turismo e ospitalità, settori basati su brevi contratti stagionali che assumono e lasciano a casa molti giovani in una volta sola. L’abbandono scolastico precoce, pur essendo molto diminuito, ha lasciato generazioni con qualifiche poco adatte a ciò che oggi chiedono i datori di lavoro. La disoccupazione è inoltre fortemente regionale: il sud registra abitualmente tassi giovanili ben superiori a quelli dei Paesi Baschi o di Madrid, perciò il dato nazionale è la media di due mercati del lavoro diversi.
Perché conta anche oltre la Spagna
La disoccupazione giovanile è l’indicatore del lavoro con l’ombra più lunga: periodi senza impiego all’inizio della carriera deprimono salari e prospettive occupazionali per decenni — gli economisti parlano di effetto cicatrice. È anche il dato sul quale il tasso d’interesse unico dell’area dell’euro può incidere meno: la BCE può raffreddare o stimolare la domanda, ma non può riscrivere il diritto del lavoro a Madrid. Questa separazione — politica monetaria a Francoforte, istituzioni del lavoro nazionali — spiega perché il divario tra gli Stati membri persista.
Come leggere il dato mensile
La pagina di questo sito sulla disoccupazione giovanile in Spagna mostra il tasso mensile armonizzato di Eurostat insieme al contesto della classifica. Va letto con tre accortezze: confrontare la direzione con la media dell’area dell’euro invece di fissarsi sul livello; attendersi rumore stagionale intorno alla stagione turistica anche nei dati destagionalizzati; e considerare un segnale i movimenti persistenti di un punto o più, non i singoli mesi. Il livello resterà alto per ragioni strutturali; è nella tendenza che si trova la notizia.